Assisi Eremo delle Carceri«Custodendo i sensi esteriori e trattenendo i moti dell’animo, solo in Dio viveva assorto.
Aveva fatto il nido fra le rupi, e nei crepacci era la sua abitazione.
Davvero cercava dimore solitarie per rimanere più a lungo in fiducioso abbandono nelle ferite del Salvatore.
Sceglieva quindi la solitudine di frequente per poter rivolgere completamente la sua anima a Dio: pure, quando se ne presentava il bisogno, non esitava a interessarsi volentieri di ciò che potesse servire al bene delle anime…»
Celano, Vita I di S. Francesco, n. 71

Nella solitudine del monte Subasio, a oltre 800 metri di altitudine, raccolto nel verde foltissimo del bosco di lecci, è l’Eremo delle Carceri, il cui nome è forse legato alla stretta segregazione dal mondo in cui vissero i primi eremiti che lo abitarono.

Qui S. Francesco si ritirava frequentemente a contemplare e a pregare, alternando il più segreto ritiro con le lunghe tappe di vita apostolica.

Sull’antico eremo, S. Bernardino da Siena (sec. XV) fece costruire un piccolo convento in tutto fedele alla primitiva semplicità francescana. Dal chiostrino (notare il pozzo di S. Francesco), si gode una meravigliosa visione del monte soprastante e verso la valle umbra.

Adiacente al chiostro, il refettorio scavato in parte nella roccia del Subasio; vi si notano tracce di affreschi (secoli XVI-XVII) e antichi tavoli.

Sopra il refettorio è l’antico dormitorio con minuscole celle tipicamente francescane.

La chiesa, con campaniletto a vela, l’altare e un minuscolo coro, invita alla meditazione.

Da essa si accede all’antichissimo oratorio di S. Maria (la più piccola chiesa del mondo!) donato dai Benedettini a S. Francesco; poi al coro di S. Bemardino.

Sotto la chiesa, si scende alla grotta di S. Francesco dove è la pietra che gli serviva da letto.

Da qui si esce all’aperto verso il bosco bellissimo, da una porta presso la quale è il cosiddetto buco del diavolo.

Isolata, presso il convento, è la cappella di S. Maria Maddalena del sec. XVI. Vi è sepolto il B.Barnaba Manassei da Terni († 1477), ritenuto il primo ideatore dei Monti di Pietà.

Accanto al portone, sul torrente che una leggenda vuole fatto inaridire da S. Francesco per avere maggior silenzio alla sua preghiera, l’antichissimo albero sul quale moltitudini di uccelli si raccoglievano per ricevere la benedizione del Santo.

Sparse nella selva, le grotte dei primi compagni di S. Francesco: fra Bernardo, fra Silvestro, fra Rufino e fra Masseo, con quelle del beato Andrea da Spello e frate Leone.

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