Utilizzando questo ebook, scaricabile gratuitamente, potrete seguire un itinerario turistico religioso, di grande interesse, alla scoperta dei Santuari di Assisi. In esso sono raccolte le indicazioni per trovare momenti di serenità e riflessione grazie all’occasione di vivere una gioiosa esperienza spirituale nei luoghi di San Francesco.

Scarica eBook: Sui passi di San Francesco

Sui passi di San Francesco
Per uno spazio di preghiera nei Santuari di Assisi

Indice:

  1. RISCOPRIRE LA FAMIGLIA
    1. Chiesa Nuova
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  2. LA GRAZIA DEL BATTESIMO
    1. Cattedrale di San Rufino
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  3. IL CAMMINO DI CONVERSIONE
    1. San Damiano
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  4. LA RADICALITÀ DEL VANGELO
    1. Santa Maria Maggiore
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  5. NELLA GIOIA DELLA COMUNITÀ
    1. Rivotorto
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  6. CHIAMATI ALLA MISSIONE
    1. Porziuncola
      1. IL PERDONO DI ASSISI
      2. In ascolto della Parola di Dio
      3. Conoscere San Francesco
      4. Per la riflessione
      5. Preghiera
  7. L’ IMPEGNO DELLA PREGHIERA
    1. Eremo delle Carceri
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  8. CON MARIA, NOSTRA MADRE
    1. Basilica di Santa Chiara
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera
  9. LA SPERANZA DELLA VITA ETERNA
    1. Basilica di San Francesco
      1. In ascolto della Parola di Dio
      2. Conoscere San Francesco
      3. Per la riflessione
      4. Preghiera

***

1) RISCOPRIRE LA FAMIGLIA

Chiesa Nuova

Fu edificata nel 1615 sul luogo occupato dalla casa paterna di san Francesco, della quale si conservano notevoli resti: le porte d’ingresso al negozio, il fondaco nel quale il padre del Santo custodiva le sue merci, la prigione, dove Francesco fu da lui rinchiuso.

Qui nacque Francesco da Pietro di Bernardone e da madonna Pica, nel gennaio o febbraio 1182, e vi trascorse i primi ventiquattro anni pieno di allegria e di sogni di gloria, fino al momento della sua conversione. La Chiesa, recentemente restaurata, ospita opere di Giorgetti e Sermei.

La tradizione secondo la quale san Francesco fosse nato come Gesù in una stalla è solo una tardiva leggenda, ignota ai più antichi biografi del Santo.

Nell’adiacente Convento dei Frati minori ha sede un’importante biblioteca francescana, a cui è unita una piccola ma significativa raccolta museale. Fondo di cimeli antichi e rari: tele, icone, pitture su rame e su vetro, crocifissi; reliquiari in vetro soffiato; e un campionario di stoffe liturgiche antiche.

In ascolto della Parola di Dio

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Andavano tuttia farsi registrare, ciascuno nella sua città.

Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.

Diede alla luce il suo figlio primogenito lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”» (Lc 2, 1-11).

Conoscere san Francesco

Francesco nacque ad Assisi nel 1182, fi glio di un accorto e ricco mercante di tessuti pregiati, Pietro di Bernardone, e di una donna che sembra si chiamasse Pica. Si sa ben poco della sua infanzia e della prima giovinezza.

Più tardi si inventeranno elementi leggendari da servire come segni premonitori della mirabile vita del Santo, ma in realtà la sua nascita e la sua crescita dovettero apparire del tutto ordinarie e sarebbero state del tutto dimenticate, se la vita successiva del nuovo cittadino di Assisi non ne avesse fatto l’uomo tutto evangelico.

Cresciuto in una famiglia agiata, anche se non nobile, fu associato al lavoro del padre. Le fonti biografi che lo descrivono come giovane brillante, amante del lusso e delle feste, con sogni di gloria, ma anche generoso e benefico.

Questo è il Francesco che le vie di Assisi hanno visto passare allegro ed elegante.

Da lì a pochi anni, secondo il disegno ancora nascosto in Dio, lo vedranno passare sotto ben altre vesti.

Per la riflessione

Un giorno anche io sono venuto alla luce. Mi hanno dato un nome, sono cresciuto.

Perché esisto? Chi sono io? Che significato ha la mia vita?

Solo la fede può dare una risposta a queste domande a cui non possiamo e non dobbiamo sottrarci. E solo la fede può sottrarre il fatto fondamentale della mia esistenza all’oscurità, alla banalità, al non senso, alla preclusione di una speranza che travalichi il confine inesorabile della morte.

La fede cristiana mi assicura che, al di là delle circostanze nelle quali sono venuto al mondo, esisto perché Dio mi ha creato, per un atto eterno di amore mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, mi ha consegnato dei talenti da far fruttifi care con opere di amore, mi ha redento ed eletto a essere suo figlio, mi ha destinato a gioire immensamente ed eternamente nel suo regno.

Come una tessera di un grandioso mosaico, come una nota di una celestiale melodia, io sono nel mondo per fare la mia parte, per costruirlo e renderlo armonioso.

Attenzione a non privare la terra della mia opera che l’abbellisce, a non essere una voce stonata nel creato.

Preghiera

Onnipotente, altissimo, santissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, poiché per la tua santa volontà e per l’unico tuo Figlio nello Spirito Santo hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a immagine tua e a tua somiglianza hai posto in paradiso; e noi per colpa nostra siamo caduti.

E ti rendiamo grazie, perché, come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, così per il vero e santo tuo amore, col quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e per la croce, il sangue e la morte di lui, ci hai voluto liberare e redimere. (San Francesco)

***

2) LA GRAZIA DEL BATTESIMO

Cattedrale di San Rufino

Eretta nel sec. XII da Giovanni da Gubbio in onore di san Rufino, patrono della città. La facciata si presenta in classico stile romanico umbro-spoletino ed è riccamente scolpita. Un cornicione decorato da figure di animali mostruosi conclude il primo ordine a riquadri. Una finta galleria di archetti dà inizio al secondo ordine con due rosoni laterali e quello centrale, contorniato dai simboli dei quattro Evangelisti.

L‘interno basilicale a tre navate, nel 1571 subì un radicale intervento da parte di Galeazzo Alessi. In essa è collocato l’unico fonte battesimale della città, al quale furono battezzati san Francesco, santa Chiara e san Gabriele dell’Addolorata. Ai lati dell’ingresso principale: San Francesco (Giovanni Duprè, 1881) e Santa Chiara (Amalia Duprè, 1888). Nella navata centrale, a destra: San Rufino (Paul Lemoyne, 1823). Sopra l’ultimo altare destro, Cristo e santi di Dono Doni (1555); dello stesso autore, sui due altari ai lati di quello maggiore, Deposizione (1563) e Crocifissione (1563).

In ascolto della Parola di Dio

«In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Ma Gesù gli disse: Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3, 13-17).

Conoscere san Francesco

«Il servo di Dio e amico dell’Altissimo, Francesco, ebbe questo nome dalla divina Provvidenza, affinché per la sua originalità e novità si diffondesse più facilmente in tutto il mondo la fama della sua missione. La madre lo aveva chiamato Giovanni, quando rinascendo dall’acqua e dallo Spirito Santo da figlio d’ira era diventato figlio della grazia» (2Cel 3).

È il primo biografo del Santo, Tommaso da Celano, che ci trasmette questa notizia, l’unica, del battesimo di Giovanni, nome poi cambiato in Francesco, di Pietro di Bernardone. Il luogo del battesimo fu la chiesa di Santa Maria del Vescovado, ma il battistero nel quale Francesco diventò cristiano fu poi trasportato e si conserva nella cattedrale di San Rufino. In quella fonte il figlio primogenito di Pietro di Bernardone e di Pica nacque di nuovo dall’acqua e dallo Spirito. »

Per la riflessione

Il battesimo di Giovanni era un invito alla confessione dei peccati e alla conversione, e colui che si presentava non aveva peccati, era anzi il Figlio di Dio.

Ma Gesù vuole che si compia la volontà del Padre, quella di consegnarsi alla morte di croce per riparare l’immane peccato del mondo, offrendo se stesso in sacrifi cio d’amore. Per questo si confonde tra i peccatori, si rende solidale con loro, per ridare loro vita mediante la sua morte e risurrezione.

Il Padre allora proclama la sua compiacenza per il Figlio obbediente e lo Spirito della nuova creazione scende su di lui. E proprio alla fi ne della sua missione terrena, Gesù darà agli apostoli il comando: «Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 18-19).

Obbediente al comando del Signore, la Chiesa annunzierà la sua parola a tutti gli uomini, battezzando i credenti, immergendoli cioè nella morte di Cristo, per farli risorgere con lui.

Questo prodigio di grazia si rinnovò quando il piccolo Francesco fu portato al fonte battesimale, conservato in San Rufi no. Rinato «da acqua e da Spirito» (Gv 3,3), egli inizia nella Chiesa il suo cammino di conformazione a Cristo. Lo stesso mistero di grazia è avvenuto un giorno anche per noi, che siamo stati battezzati, siamo stati immersi nella morte di Cristo e risorti come fi gli del Padre, tempio dello Spirito Santo e membri della Chiesa.

Siamo consapevoli della ricchezza di grazia di cui siamo stati adornati?

Come si è sviluppato in noi il germe di vita nuova?

Preghiera

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Dio, concedi a noi miseri di fare, per te, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affi nché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e per tua sola grazia giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell’Unità semplice vivi e regni e sei glorifi cato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen. (San Francesco)

***

3) IL CAMMINO DI CONVERSIONE

San Damiano

L’antica chiesina sorta probabilmente nel secolo VII, era cadente al tempo di san Francesco che, accogliendo l’invito rivoltogli dal Crocifisso, la riparò con le sue mani (1207). Fu il primo monastero delle Clarisse che qui dimorarono dal 1211 al 1260. Il suggestivo interno della chiesa invita al raccoglimento. A destra della porta: la finestra dalla quale Francesco gettò il denaro rifiutato dal sacerdote della chiesa, quando il Santo vendette un carico di stoffe e il cavallo per restaurarla. Sopra l’altare si trova la copia del Crocifisso che parlò a san Francesco. Nel Coretto di Santa Chiara tutto è conservato come al tempo della Santa, con gli stalli e i leggii dell’epoca. Al termine della stretta scala si trova l’oratorio: a sinistra dell’altare, in un incavo nella parete, era conservata l’Eucaristia, per le lunghe ore di preghiera della comunità. Il dormitorio: in questa stanza le Clarisse riposavano su umili giacigli allineati lungo la parete. I fiori e la croce indicano il luogo occupato da Chiara, in cui morì l’11 agosto 1253. Il chiostro è un angolo di mirabile armonia. Da qui la Santa malata, prostrata dinanzi al SS. Sacramento, respinse prodigiosamente i Saraceni di Federico II nel settembre 1240, liberando la città di Assisi. Infine il refettorio: è il luogo nel quale la comunità si raccoglieva per consumare i pasti. Ancora oggi un vaso di fiori indica il posto occupato da Chiara. Nella casa dei frati, adiacente al Monastero, Francesco compose nel 1225 il “Cantico delle Creature”, fra i testi più antichi della letteratura italiana.

In ascolto della Parola di Dio

«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». (Mc 1,14-15).

Conoscere san Francesco

San Francesco, ormai vicino alla morte, dettò il suo “Testamento”, che inizia con queste parole: «Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, perché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loroe usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo».

Siamo intorno al 1205. Francesco ha circa ventitre anni. Il Signore sta invadendo suo il cuore, facendogli sentire la vanità di una vita spensierata e attirandolo a poco a poco a una dolcezza nuova.

Sono due gli incontri decisivi: quello con i lebbrosi e quello col Crocifi sso di San Damiano.

Nel primo Francesco vince la ripugnanza che provocava in lui la vista di questi infelici e si mette al loro servizio. Nel gesto di misericordia la ripugnanza gli si converte in dolcezza di anima e di corpo.

Il secondo incontro avviene davanti al crocifi sso di San Damiano, che gli dice: «Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (2Cel 10).

Egli obbedisce, pensando di restaurare quella chiesina fatiscente. Più tardi capirà che il Signore gli affidava un compito ben più elevato nei riguardi della Chiesa universale.

Per la riflessione

Il regno di Dio di cui parla Gesù è quello che è presente in lui stesso, nella sua opera di salvezza che libera il mondo dal potere del maligno e lo riconduce sotto la sovranità di Dio. Per entrarvi l’uomo deve convertirsi, cioè passare da una vita schiava del peccato a una vita giusta e santa. Gesù chiede la disponibilità alla conversione, ma questa sarà possibile solo se si crede al Vangelo, aprendo il cuore alla “lieta notizia” della salvezza. La fede è appunto accoglienza fiduciosa della parola e della grazia di Cristo che si traduce in una forma di vita ispirata dalla carità.

Per tutti la nuova vita è un dono di grazia che va accettato nella libertà della fede; se viene rifiutato, il cristiano ricade nella condizione di peccato. Ecco allora che la misericordia di Dio chiama ripetutamente i figli perduti alla conversione, al ritorno alla casa del Padre.

Francesco ha accolto con cuore generoso il richiamo di Dio. La sua conversione è stata decisa, forte, radicale. Ha impresso alla sua vita un ritmo di conformità a Cristo che si concluderà solo con l’abbandono del suo corpo stimmatizzato a sorella morte.

Convertitevi e credete al vangelo: che risonanza trovano in me queste paroledi Gesù?

Se ho ripetuto la triste storia del fi glio prodigo, devo avere il coraggio e la fiducia di tornare alla casa del Padre. Con una fede in Cristo ancora più forte e coerente.

Preghiera

Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio. E damme fede dritta speranza certa e caritade perfetta, senno e cognoscemento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen. (San Francesco)

***

4) LA RADICALITÀ DEL VANGELO

Santa Maria Maggiore

È l’antica Cattedrale di Assisi, sotto la quale sono stati rinvenuti i resti di una costruzione romana. In seguito ad un incendio fu riedificata tra il 1212 e il 1228. Il campanile romanico è del sec. XIV. Vi si scorgono alcuni interessanti frammenti di affreschi dei secoli XIV e XV. Notevole un Presepio di scuola umbra nella parete sinistra.

Vicino alla chiesa è il Vescovado dove, in presenza del vescovo Guido che lo accolse sotto la sua protezione, il giovane Francesco con gesto radicale rinunziò alle sue ricchezze restituendo al padre perfino le vesti che indossava. Nel Vescovado avvenne la riconciliazione tra il Potestà e il Vescovo di Assisi, tra i quali era sorta una grande discordia. A ristabilire la pace fu proprio san Francesco che compose appositamente una strofa del suo Cantico: «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore…». Di qui il Santo, che vi fu ospite nella sua ultima infermità, si fece trasportare alla Porziuncola quando era già imminente la sua morte.

In ascolto della Parola di Dio

«Vedendo Gesù una grande folla intorno a sé, ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: Maestro, io ti seguirò dovunque andrai. Gli rispose Gesù: Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. E un altro dei discepoli gli disse: Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre. Ma Gesù gli rispose: Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti» (Mt 8, 18-22).

Conoscere san Francesco

Il giovane Francesco era ormai deciso a seguire Cristo. Per restaurare San Damiano, vende il cavallo e le stoffe prese nel negozio del padre e porta il denaro al prete della piccola chiesa. Il padre si rivolge ai consoli della città per riottenere il denaro che il figlio gli ha portato via, ma questi si è ormai messo nello stato di penitente, perciò la sua causa dovrà essere discussa davanti al vescovo.

Il vescovo (Guido I) accoglie con gioia Francesco e lo esorta a restituire il denaro al Padre. Poi, narra la Leggenda dei tre compagni, «l’uomo di Dio si alzò e, portando il denaro davanti al vescovo, disse: Signore, non soltanto voglio restituirgli il denaro ricavato dalla sua roba, ma anche i vestiti. Si spogliò di tutte le sue vesti, e deposto su di esse il denaro, uscì fuori nudo alla presenza del vescovo, del padre e degli altri astanti, e disse: Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho fatto proposito di servire Dio, gli rendo il denaro per il quale era irritato e tutti i vestiti avuti dalla sua sostanza, e d’ora in poi voglio dire: Padre nostro che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone».

Per la riflessione

Gesù invita tutti ad andare a lui. Le condizioni per seguirlo sono indicate in vari passi del vangelo e sono dettate dalla necessità di conseguire la salvezza e la vita eterna che solo Cristo può donare. Per questo suonano assolute; il regno è da preferirsi sempre ad ogni altro bene: il lavoro, la casa, i familiari, persino la vita. Per gran parte dei cristiani la fedeltà a Cristo non richiederà di fatto un sacrificio così radicale. Ma Gesù chiama alcuni a seguirlo più da vicino, perché deve affidare loro una particolare missione per la Chiesa e per il mondo. Lo vediamo nel brano citato: chi vuole seguirlo dovrà accettare la sua condizione di povertà e precarietà. Così è stato per Francesco. Il gesto di rinuncia all’eredità paterna è il segno di una radicalità estrema: si spoglia di tutto ciò che è terreno, per sentirsi libero di appartenere esclusivamente al Padre che è nei cieli. Nella vita di Francesco la povertà, l’umiltà e la carità di Cristo resteranno i motivi permanenti della sua contemplazione e imitazione.

Se ci interroghiamo sulla coerenza della nostra fedeltà a Cristo, se valutiamo il prezzo che siamo disposti a pagare per seguirlo, probabilmente dovremo confessare che la nostra misura è scarsa.

Preghiamo allora perché, sull’esempio di Francesco, ci disponiamo a fare del vangelo l’unica nostra ricchezza. E di darne testimonianza.

Preghiera

Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amor mio. (San Francesco)

***

5) NELLA GIOIA DELLA COMUNITÀ

Rivotorto

Il Santuario di Rivotorto rievoca il luogo in cui san Francesco riunì i suoi primi compagni e nel quale dimorarono per un breve, imprecisato periodo: in seguito, scacciati sgarbatamente da un contadino, si stabilirono definitivamente alla Porziuncola.

La costruzione attuale di stile neo gotico – eretta a seguito del terremoto del 1854 che distrusse la chiesa del XVI secolo – si compone di tre navate alle quali si accede da altrettanti portali. La facciata è decorata con la rappresentazione di un celebre miracolo che si ritiene accaduto in questi luoghi: san Francesco, mentre si trovava ad Assisi in attesa di ricevere udienza dal Vescovo Guido II, sarebbe apparso sopra Rivotorto su un carro di fuoco, per rincuorare i suoi frati.

L’interno è caratterizzato dal suggestivo Tugurio che vuol ricordare l’antico rifugio francescano, la cui esatta ubicazione non ci è data conoscere. Di grande valore sono le dodici tele del ‘600, dipinte da Cesare Sermei, che raffigurano alcuni episodi della vita di san Francesco durante il periodo trascorso a Rivotorto.

In ascolto della Parola di Dio

«Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo? Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Geremia o qualcuno dei profeti. Disse loro: Voi chi dite che io sia? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone fi glio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno di cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,13-19).

Conoscere san Francesco

«E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò» (Testamento).

Con i primi compagni Francesco va a Roma per ottenere dal Papa l’approvazione di una prima regola, molto semplice e ora perduta, in modo che la nuova forma di vita fosse legittimata dal successore di Pietro. Al ritorno la piccola famiglia dei poveri Frati minori si raccoglie «in un luogo presso Assisi detto Rivotorto, dove vi era un tugurio abbandonato, in cui quegli arditi dispregiatori delle grandi e belle case vivevano e trovavano riparo nelle bufere» (1Cel 42). Ma da quella piccola misera dimora vengono cacciati da un contadino che vi fa entrare il suo asino. Allora Francesco e i compagni lasciarono quel tugurio e si trasferirono a Santa Maria della Porziuncola.

Per la riflessione

Gesù non lascia la sua comunità, la Chiesa, in balìa degli errori e delle deviazioni degli uomini. Egli resta la pietra angolare, presente con la sua parola e con i sacramenti, ma alla Chiesa ha dato un fondamento visibile, una pietra (Pietro) su cui rimarrà salda. A Pietro e ai suoi successori è conferito il potere di interpretare autenticamente la rivelazione, di governare e santificare il nuovo popolo di Dio. Dire “Cristo sì, Chiesa no”, significa mettersi contro il volere di Cristo stesso e abbandonare quella roccia sulla quale, malgrado le lotte e le debolezze dei suoi membri, capi compresi, la Chiesa rimane salda. Francesco: il suo slancio profetico non lo ha portato fuori della Chiesa, come è avvenuto per altri riformatori. Lui e suoi frati vorranno essere «sempre sudditi e soggetti ai piedi della Chiesa, stabili nella fede cattolica» (Regola bollata 12). E quella povera fraternità, con una forma di vita semplice approvata dal Papa Innocenzo III, inizia il suo cammino nel tugurio di Rivotorto, ma diventerà una grande schiera di testimoni del Vangelo. Che cosa sarebbe stato di Francesco e dei suoi frati, se invece di sottomettersi all’autorità della Chiesa, si fossero separati dal Corpo di Cristo? Anche noi forse, in certi momenti, siamo tentati di distaccarci dall’autorità della Chiesa, trovando difficile accettare certi suoi insegnamenti. Ma, come Francesco, bisogna avere fi ducia in coloro che il Signore ha chiamato a rappresentarlo, come pastori, nella Chiesa di oggi. Solo così rimarremo fedeli a Cristo e vivremo nella sua verità.

Preghiera

O santissimo Padre nostro,creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro…

Venga il tuo regno, affi nché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, dove la visione di te è senza veli, l’amore di te è perfetto, la comunione con te è beata, il godimento di te senza fi ne. (San Francesco)

***

6) CHIAMATI ALLA MISSIONE

Porziuncola

La piccola chiesa della Porziuncola è stata il punto di riferimento di tutta la vita di Francesco e della sua fraternità. Quando il Santo giunse qui agli inizi del 1200, la chiesetta dedicata alla Vergine Assunta era circondata da una selva di querce e giaceva in uno stato di totale abbandono. Francesco la riparò con le sue mani. Fu qui che – il 24 febbraio 1208 – scese nel suo cuore la parola di Gesù: «Andate… annunciate che il Regno dei cieli è vicino; non procuratevi nè oro nè argento nè bisaccia; gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date». Francesco ne fu folgorato e pieno di gioia disse il suo sì più grande a Dio: «Questo è ciò che voglio, questo è ciò che desidero fare con tutto il cuore!». Subito abbandonò le ricche vesti, indossò una tonaca a forma di croce e iniziò ad annunciare ovunque il Vangelo.

Alla Porziuncola (ottenuta in dono dai monaci Benedettini del monte Subasio) stabilì la sua dimora. Qui accolse i primi compagni. Qui fondò l’Ordine dei Frati minori. Da qui partirono i primi frati, inviati da Francesco ad annunziare la pace. Qui, la notte della domenica delle Palme del 1211, il Santo accolse Chiara di Assisi e la consacrò al Signore. Fu qui che il Santo tenne i primi “Capitoli”, riunioni generali cui partecipavano tutti i suoi frati. Qui, in una notte del luglio 1216 riuscì ad ottenere da Cristo e dalla Vergine, che gli erano apparsi, la promessa straordinaria che quanti, lungo i secoli, si fossero recati a pregare nella Porziuncola, avrebbero ottenuto la completa remissione delle loro colpe: è il perdono di Assisi. Qui, infine, concluse la sua vita accogliendo la morte cantando. Era il 3 ottobre del 1226.

San Pio V farà innalzare la grande Basilica, su disegno di Galeazzo Alessi, negli anni 1569-1679.

Il Perdono di Assisi

Secondo un’antica tradizione (fissata nella pala d’altare della Porziuncola nel 1393 da Ilario da Viterbo), frate Francesco, tentato una notte fortemente di abbandonare la sua vita penitente, per vincere la prova si rotolò tra le spine di un roveto vicino alla sua cella. Il roveto si trasformò in roseto, quello che continua a produrre rose senza spine. Poi Francesco venne condotto dagli angeli alla chiesina della Porziuncola, dove vide apparire Cristo e la Vergine. Il vescovo di Assisi, Teobaldo, nel 1310 emana un decreto (diploma) in cui attesta che in quella notte al beato Francesco «fu rivelato dal Signore che si recasse dal sommo pontefice Onorio, che in quel tempo dimorava a Perugia, per impetrare una Indulgenza a favore della medesima chiesa di Santa Maria della Porziuncola».

Al Papa il Santo chiese che, senza alcun obolo, «quanti venivano in questa chiesa confessati, pentiti e, come conviene, assolti da un sacerdote, siano liberati dalle colpe e dalle pene in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno e all’ora dell’entrata in questa chiesa».

Il Papa esitò a concedere un privilegio allora molto raro e riservato a pochi celebri santuari, ma sentendo che la richiesta veniva da parte del Signore, lo concesse.

Questa è l’origine della indulgenza della Porziuncola, più nota come il Perdono di Assisi che si può ottenere alle seguenti condizioni:

1) Visita al Santuario con la recita di un Pater e Credo;

2) Confessione sacramentale e Santa Comunione;

3) Preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefi ce (per esempio Pater, Ave e Gloria).

In ascolto della Parola di Dio

«Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciar gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità…

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: Non andate tra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani, rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno di cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo sostentamento» (Mt 10,1. 5-10).

Conoscere san Francesco

«Poi Francesco si trasferì nella località chiamata la Porziuncola, dove c’era un’antica chiesa costruita in onore della Beata Vergine Madre di Dio, ormai abbandonata e non curata da nessuno. Vedendola in quel misero stato, mosso a compassione, vi stabilì la sua dimora e terminò di ripararla… Ma un giorno, in cui in questa chiesa si leggeva il brano del vangelo relativo al mandato affidato agli apostoli di predicare, il santo pregò il sacerdote di spiegargli il passo. Francesco, udendo dal sacerdote che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il regno di Dio e la penitenza, subito esclamò: Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore» (1Cel 21-22). È il primo episodio dell’esperienza di Francesco alla Porziuncola, narrato da Tommaso da Celano. Tanti altri ne seguiranno, perché la Porziuncola diventa il centro della vita del Poverello e dei fratelli che andavano ad aggregarsi alla famiglia dei Frati minori. Fino al momento in cui Francesco, vicino alla prediletta Porziuncola, disteso sulla nuda terra, lascia questo mondo per entrare nella gioia del suo Signore.

Per la riflessione

Gesù, all’inizio della sua vita pubblica, chiamò subito alcuni uomini a seguirlo. I primi sono quattro pescatori: «Seguitemi,vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,19). Poi ne chiamò altri fino a formare il numero di dodici: sono gli apostoli, che significa inviati. Essi devono condividere la vita del Maestro, ascoltare il suo insegnamento, imparare il suo modo di pensare, di agire, di amare. Quando li invia per la prima volta, dà loro le istruzioni per la missione: predicare l’avvento del regno dei cieli, liberare gli uomini dalle infermità e dai demoni, con gratuità, con uno stile di vita povero, totalmente affidati alla provvidenza divina. Questa forma di vita affascinerà tanti cristiani che, chiamati da Cristo, lasceranno tutto per fare di lui l’unico scopo, l’unico amore della loro vita, disposti a essere inviati alla ricerca di tutte le pecore smarrite per ricondurle all’ovile, curarle, santificarle. Francesco chiede questo, vuole questo, brama di far questo con tutto il cuore.

Sarà proprio alla Porziuncola, dove ascolta ispirato il vangelo della missione, che si raccoglierà con i discepoli, per vivere intimamente con Cristo, pregarlo, contemplarlo, per poi andare per il mondo a portare alla gente il vangelo della salvezza, dalla pace, dell’unica vera gioia, della pace e della gioia di Cristo. Conquistati dall’ardente testimonianza evangelica di san Francesco, anche molti cristiani non chiamati alla vita religiosa desideravano parteciparne lo spirito. Per questo il Santo istituì il Terz’Ordine Francescano, proponendo ai laici, pure coniugati, una regola di vita di perfezione rispondente al loro stato. Tutti possiamo e dobbiamo partecipare alla missione della Chiesa, con lo spirito degli apostoli, con l’ardore di san Francesco. Ma per farlo bisogna ascoltare il vangelo e vivere uniti a Cristo.

Preghiera

Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo (San Francesco).

***

7) L’ IMPEGNO DELLA PREGHIERA

Eremo delle Carceri

Nella solitudine del Monte Subasio, a 800 metri di altezza, raccolto nel verde foltissimo del bosco di lecci, è l’Eremo delle carceri, il cui nome è legato alla stretta segregazione dal mondo in cui vissero i primi eremiti che lo abitarono. Qui san Francesco si ritirava frequentemente a contemplare e a pregare Dio. Sull’antico Eremo, san Bernardino da Siena (sec. XV) fece costruire un piccolo e semplice convento: dal chiostrino si gode uno splendido panorama della valle umbra. Adiacente al chiostro è il Refettorio, scavato in parte nella roccia, e il Dormitorio, con minuscole celle nel tipico stile francescano. La chiesa, l’altare e un minuscolo Coro, invitano alla meditazione. Da essa si accede all’antico Oratorio di S. Maria e al Coro di S. Bernardino. Sotto la chiesa, si scende alla Grotta di san Francesco, dove è la pietra che gli serviva da letto. Da qui si esce all’aperto verso il bosco: si incontra l’antichissimo albero sul quale gli uccelli si raccoglievano per ricevere la benedizione del Santo. Sparse nella selva, le Grotte dei primi compagni di Francesco.

In ascolto della Parola di Dio

«Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» (Lc 9, 28-35).

Conoscere san Francesco

«Quando Francesco pregava nelle selve e in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava la terra di lacrime, si batteva con la mano il petto; e lì, quasi approfittando di un luogo più intimo e riservato, dialogava spesso ad alta voce con il suo Signore: rendeva conto al Giudice, supplicava il Padre, parlava all’Amico, scherzava amabilmente con lo Sposo…

Spesso, senza muovere le labbra, meditava a lungo dentro di sé e, concentrando all’interno le potenze esteriori, si alzava con lo spirito al cielo. In tal modo dirigeva tutta la mente e l’affetto a quell’unica cosa che chiedeva a Dio: non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso diventato preghiera» (2Cel 95).

Per la riflessione

Gesù prega. Più volte il vangelo sottolinea il fatto che Egli si reca da solo in luoghi solitari a pregare. Il suo è un colloquio con il Padre avvolto nel segreto, ma dai pochi spiragli che appaiono nel vangelo, sappiamo che Gesù ringrazia il Padre perché ha rivelato i misteri del regno «ai piccoli» (Mt 11,25), chiede al Padre che, se non è possibile evitare il calice amaro della passione, sia fatta la sua volontà (Mt

26,42), domanda al Padre di perdonare i suoi crocifissori, «perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,33). Nella preghiera che conclude l’ultima cena, al cap. 17 del vangelo di Giovanni, Gesù chiede al Padre che glorifichi il Figlio nella sua morte-risurrezione e prega per i discepoli e per quelli che crederanno in lui. Anche Francesco è stato un uomo di preghiera, tanto da essere diventato «lui stesso preghiera». La “geografi a” francescana è fatta di luoghi dove il Santo ha trascorso lunghi tempi in orazione e contemplazione: si rivolgeva a Dio con umiltà, per ringraziarlo e lodarlo. Gesù ricorda anche a noi «la necessità di pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 18,1), perché il colloquio con Dio rimane per tutti il fondamento del cammino cristiano e l’anima della missione. Bisogna imparare a pregare dalla parola di Dio, dalla liturgia della Chiesa, dalla testimonianza dei santi. E impariamo da san Francesco a sottrarci, per quanto è possibile, alla invadente chiassosità del nostro mondo, per ritrovare la vera dimensione della vita, nel colloquio con Dio.

Preghiera

Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono, fa’ che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria, ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni. Fiat! Fiat! Amen. (San Francesco)

***

8) CON MARIA, NOSTRA MADRE

Basilica di Santa Chiara

È la chiesa innalzata in onore della prima e più fedele discepola di san Francesco: santa Chiara. Fu iniziata nell’anno 1257, dopo quattro anni dalla morte della Santa e a due anni dalla sua canonizzazione. La Basilica fu terminata nel 1265 e il corpo di Chiara venne deposto sotto l’altare maggiore del Tempio, il 3 ottobre dello stesso anno. Sorge sulla zona in cui si trovava l’antica Cappella di San Giorgio, che fu il luogo della prima sepoltura di Francesco (fino al 1230) e di Chiara (fino al 1260).

L’interno della Basilica si presenta nella sua struttura gotica, con una unica navata a quattro campate. Sopra l’altare maggiore campeggia la splendida croce sagomata (1255-1260): ai piedi del Cristo, san Francesco e santa Chiara adorano il Figlio di Dio. Nel lato destro del transetto, dietro l’altare, è collocata una grande tavola del 1283, in cui emerge la figura di Chiara, attorniata da otto scene della sua vita. Ma il luogo più prezioso è certamente l’Oratorio del Crocifisso, in cui è gelosamente custodito il Cristo bizantino (opera di un pittore assisiate della metà del XII secolo), che nel 1206, nella chiesetta di San Damiano, parlò al giovane Francesco, determinandone la conversione e la missione di tutta la sua vita.

Dalle scale, situate a metà Basilica, si accede alla Cripta, realizzata nella seconda metà dell’Ottocento e recentemente restaurata. Qui sono custodite alcune preziose reliquie e soprattutto le spoglie mortali di santa Chiara, ritrovate il 23 settembre 1850. Accanto alla Basilica, da oltre settecento anni, vive una comunità di Clarisse, che continua ad essere segno di un amore per Dio e per i fratelli vissuto nella gioiosa sequela del Cristo povero e crocifisso.

In ascolto della Parola di Dio

«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lui il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo fi glio. Poi disse al discepolo: ecco tua madre. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19,25-27).

Conoscere san Francesco

«Seguano dunque gli uomini i nuovi discepoli del Verbo incarnato, imitino le donne Chiara, impronta della Madre di Dio, nuova guida delle donne» (Lg sC introduzione). «Il pianto della passione del Signore le era familiare e dalle sue sacre ferite talvolta traeva sentimenti amari come mirra, talvolta invece ne riceveva le gioie più dolci. E tanto spesso le torna alla memoria Colui che l’amore le ha impresso profondamente nel cuore, che è come ebbra di passione per la passione del Signore. Insegna alle novizie a piangere il Crocifi sso e ciò che insegna con le parole lo mostra con i fatti. Quando esortava a tali cose, infatti, in segreto le lacrime sgorgavano prima che uscissero le parole. Per pascere senza sosta la sua mente con le delizie del Crocifi sso, ripeteva tanto spesso la preghiera delle cinque piaghe del Signore. Imparò l’Uffi cio della Passione fatto da Francesco, l’amante della croce, e lo recitò con altrettanto affetto» (LegsC 30).

Per la riflessione

Nell’ “ora” in cui Gesù dona la vita per la salvezza del mondo, ai piedi della croce – oltre al discepolo che Egli amava, probabilmente Giovanni – sono presenti tre donne: la madre di Gesù, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. «Donna, ecco tuo fi glio»: Maria è la nuova “Donna”, la nuova Eva, la nuova madre dell’umanità redenta. Come hanno creduto i più antichi autori cristiani, se la trasgressione del comando del Signore, che ha trascinato l’umanità in una condizione di peccato e di morte, è stata compiuta dalla donna e dall’uomo, Eva e Adamo, nell’obbedienza che ridona agli uomini la libertà sono ugualmente presenti l’uomo, Cristo nuovo Adamo, e la donna, Maria, nuova Eva. La Madre è unita al Figlio in tutto il mistero della salvezza: è la realizzazione perfetta della donna secondo il disegno di Dio. Chiamando Chiara, ”impronta” (vestigium) della Madre di Dio, il primo biografo la proclama nuova guida delle donne, come Francesco lo è stato per gli uomini.

Nei vangeli troviamo le donne che seguono Gesù e i discepoli. Anche nella storia della Chiesa, tante donne – madri eroiche sconosciute, vergini consacrate, audaci missionarie… – hanno testimoniato la presenza e la potenza della grazia di Cristo che le ha rese collaboratrici dell’opera della redenzione. Sono state “impronta di Maria”. Chiara può essere considerata la più bella realizzazione femminile dello spirito di san Francesco. Ogni donna che vuole vivere la sua vocazione e missione, troverà in Maria, in Chiara, nelle sante di ogni condizione, una traccia sicura per servire e seguire Cristo.

Preghiera

Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, fi glia e ancella dell’altissimo sommo re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. (San Francesco)

***

9) LA SPERANZA DELLA VITA ETERNA

Basilica di San Francesco

La Basilica di San Francesco costituisce uno dei più splendidi ed originali complessi che l’arte italiana abbia saputo realizzare, arricchito dagli affreschi di tutte le maggiori scuole pittoriche del ’200 e del ’300. La costruzione fu ideata da frate Elia per dare degna sepoltura e glorificazione a san Francesco. I lavori presero avvio il 17 luglio 1228, l’indomani della canonizzazione del Poverello di Assisi. Si tratta di una duplice Basilica sovrapposta ad una cripta. Quella inferiore venne terminata nel 1230. Percorrendo la navata principale, si fiancheggiano numerose cappelle sui piani rialzati; sulle pareti affreschi di Giotto, Simone Martini,Dono Doni e altri importanti autori. Nelle vele della volta sovrastante l’altare: la Gloria di san Francesco con le celebri Allegorie dei tre voti (obbedienza, povertà e castità) attribuite a Giotto. Nel braccio sinistro del transetto si trova il grande ciclo di affreschi di Pietro Lorenzetti, mentre in quello destro è collocata una delle più famose raffigurazioni del Santo di Assisi, opera di Cimabue. Qui sono conservate alcune preziose reliquie di Francesco: una tunica, il cappuccio, i sandali, il testo autentico della Regola e l’autografo del Santo.

La Basilica superiore, con lo slancio e la purezza delle linee architettoniche e la grande luminosità, esalta la gloria di san Francesco. Fu completata intorno al 1253 ed è fra le più importanti creazioni gotiche italiane. Di Cimabue sono i vari cicli del transetto, assai deteriorati dal tempo. Nella navata spicca il grande ciclo di 28 affreschi giotteschi raffiguranti episodi della vita del Poverello.

Tomba di san Francesco: il suo corpo venne trasportato in questo luogo il 25 maggio 1230, ma vi restò nascosto per sei secoli. Il 12 dicembre 1818 fu ritrovato e per custodirlo degnamente venne costruita la cripta. Ai quattro lati della tomba, i resti dei più fedeli compagni: Leone, Rufino, Angelo, Masseo.

In ascolto della Parola di Dio

Durante l’ultima cena, Gesù dice agli apostoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me: nella casa del Padre mio vi sono molti posti, se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14,1-3).

Conoscere san Francesco

«L’anno 1226, indizione XIV, il 4 ottobre, in giorno di domenica, in Assisi, sua città natale, presso Santa Maria della Porziuncola, dove egli aveva fondato l’Ordine dei Frati minori, il beatissimo padre nostro Francesco, a venti anni dalla sua piena adesione a Cristo, seguendo la vita e le orme degli apostoli, si liberò dal carcere della carne e, portando a compimento la sua opera, se ne andò felicemente nel soggiorno dei beati. Tra inni e lodi il suo sacro corpo fu collocato e riverentemente custodito in quella città, dove a gloria di Dio rifulge per molti miracoli. Amen.

Egli fu mandato da Dio nel mondo perché, come gli apostoli, fosse testimone della verità per tutti gli uomini: in lui il mondo ha ritrovato un’insperata esultanza. Tramite Francesco si sono rinnovati gli antichi miracoli, quando nel deserto di questo mondo mediante un modo di vita nuovo, è stata piantata una vite feconda che produce frutti profumati di sante virtù» (1Cel 88-89).

Per la riflessione

Cristo si è fatto uno di noi per espiare il nostro peccato sulla croce, per farci risorgere con lui e condurci alla casa del Padre, nella sua gloria e beatitudine. Le parole rivolte agli apostoli durante l’Ultima cena sono piene di speranza e hanno la forza di far superare ogni turbamento.

San Paolo scrive: «Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata a noi» (Rm 8,18).

Per questo san Francesco, ormai vicino alla fi ne, poteva dire: «Ben venga mia sorella morte», e proclamare beati quelli che sopportano infermità e tribolazioni, perché saranno incoronati dall’Altissimo.

Vista così, la morte diventa un passaggio alla vera vita; è il motivo per cui la cappella eretta sul luogo dove frate Francesco ha terminato il suo cammino terreno si chiama “cappella del Transito” (transitus in latino signifi ca “passaggio”). Innamorato della povertà di Cristo, entra in possesso della sua eredità, l’inestimabile ricchezza del regno eterno. I confratelli e i devoti del Santo vollero erigere sulla sua tomba uno dei più ricchi monumenti dell’arte cristiana, il cui splendore ci ricorda che siamo tutti chiamati a essere cittadini della Gerusalemme celeste, dove – scrive sant’Agostino – «non vi sarà alcun male, non resterà nascosto alcun bene, ci si dedicherà alle lodi di Dio, che sarà tutto in tutti… egli sarà il fi ne dei nostri desideri». È questa la grande, unica speranza, che la Chiesa continua ad annunciare al mondo.

Preghiera

E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella penitenza: Venite, benedetti del Padre mio, entrate in possesso del regno, che è stato preparato per voi fi n dall’origine del mondo. (San Francesco)

***

Benedetta sia tu da Dio, Assisi, città santa,
imperò che per te molte anime si salveranno
e in te molti servi di Dio abiteranno
e di te molti saranno eletti al regno di vita eterna.
(San Francesco)

Print Friendly
Offerte e promozioni
Corsi e iniziative