Santa Maria Maggiore Assisi La Chiesa di Santa Maria Maggiore in Assisi è situata fuori dalla prima cinta muraria, in piazza del Vescovado, fu cuore della cittadella vescovile medievale e centro del potere religioso fino all’XI secolo, quando cedette il titolo di cattedrale a S.Rufino.

La semplice facciata, ripartita verticalmente da paraste, presenta un portale d’ingresso inserito in una arcata a sesto acuto ed un rosone, datato 1162 e firmato Johannes, forse Giovanni da Gubbio, lo stesso architetto che costruì la Cattedrale di San Rufino. Il campanile è romanico-gotico ed è stato innalzato nel Trecento.

Nel tempio è stato battezzato San Francesco. L’interno è a pianta basilicale a tre navate, separate da pilastri. Nelle navate, nell’abside semicircolare e nella sacrestia affiorano resti di affreschi del XIV e del XV secolo: tra questi, una Pietà, opera forse di Tiberio d’Assisi, e alcune opere di Pace di Bartolo. Secondo la tradizione la Chiesa di Santa Maria Maggiore fu fondata dal vescovo Savinio nel IV secolo sopra un tempio pagano intitolato al dio Giano, sulla terrazza inferiore della città romana di Assisi. Una conferma sulle preesistenze archeologiche è avvenuta attraverso gli scavi effettuati nel 1864 e nel 1954 col ritrovamento sotto le navate dei resti di una domus romana risalente al I sec. d.C., identificata come la casa del poeta latino Properzio, originario di Assisi e vissuto alla corte dell’imperatore Ottaviano Augusto. Gli scavi hanno riportato alla luce anche un sarcofago risalente al VIII sec., attualmente posizionato in fondo alla navata sud. La basilica paleocristiana fu ricostruita poco prima dell’anno mille, epoca a cui risale la cripta sotto il presbiterio.

Nell’alto medioevo era residenza episcopale, attestata per la prima volta nel 963 dalla più antica pergamena locale, risalente all’episcopato di Eremedio. Nel 1035, al tempo del vescovo Ugone, il titolo di cattedrale fu trasferito da Santa Maria Maggiore alla chiesa di San Rufino, dove erano conservate le reliquie del santo patrono.

San Francesco fu più volte ospite del vescovo Guido I nell’attiguo Palazzo Vescovile, davanti al quale si spogliò delle vesti, nutrendo speciale legame con la chiesa di Santa Maria Maggiore. Al Poverello, Guido I fu particolarmente vicino nel periodo della sua conversione (1206) e ne favorì la visita al papa Innocenzo III (1210), grazie alla sua familiarità con il pontefice.

Una pietra all’esterno dell’abside è testimone di lavori eseguiti al tempo di Francesco e del vescovo Guido nell’anno 1216. Una seconda iscrizione con un ritratto del santo era dipinta sulla tribuna absidale, ma andò perduta nel disastroso terremoto del 1832, quando caddero i tetti delle navate e fu gravemente danneggiata la decorazione della chiesa. I dipinti superstiti sono opera di pittori umbri attivi nei secoli XIV-XVI. Dal giardino si scorgono resti delle mura romane.

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