Basilica di Santa Maria degli Angeli Assisi.
«… E vidi una chiesa
meravigliosamente bella e grande,
ampliarsi per improvviso prodigio…
E l’anima era sospesa…
poiché sapevo che la chiesina
chiamata Porziuncola
era molto piccola.»
B. Angela da Foligno, 1248-1309

Basilica di Santa Maria degli Angeli

Edificata per volontà di San Pio V tra il 1569 eil 1679 su disegno di G.G. Alessi, architetto perugino. È tra le più maestose basiliche della cristianità.
Da san Pio X fu elevata alla dignità di Basilica Patriarcale, con Cappella Papale e le fu confermato il titolo di “Capo e Madre di tutto l’Ordine dei Frati Minori”.
Il portico, addossato alla facciata del Poletti, è di C. Bazzani (1924-1930) e la statua della Madonna, in bronzo dorato, è di G. Colasanti.
Il vasto piazzale alberato antistante la basilica è stato realizzato su progetto di G. Nicolosi e vuol rievocare l’antico bosco che circondava la Porziuncola.
L’interno a tre ampie navate di armoniosa bellezza nel perfetto ordine dorico fu ricostruito in gran parte da L. Poletti (1836-40), dopo il crollo per il terremoto del 1832 che lasciò miracolosamente illesa la cupola e la Porziuncola.
Sui pennacchi della cupola, quattro affreschi di F. Appiani (1757): Vestizione di S. Chiara, Donazione della Porziuncola a S.Francesco, S.Francesco ascolta in Porziuncola il Vangelo della perfetta rinunzia, Estasi di S.Bonaventura mentre scrive la vita di S.Francesco.
Importanti resti archeologici sono emersi recentemente: il coro primitivo dietro la Porziuncola (visibile sotto il pavimento); pavimenti che probabilmente appartennero al primo convento in muratura sorto presso la Porziuncola (inclusi nella nuova cripta).
Il nuovo presbiterio è opera dell’architetto B. Apollonj-Ghetti; le statue in bronzo dorato che decorano l’altare papale e la croce sono di E.Manfrini; i bassorilievi degli amboni sono di T. Fiedler.
Isolata, per invitare al raccoglimento e alla preghiera, è la Cappella del Ss. Sacramento con accesso dal transetto a sinistra della Porziuncola.
Nelle cappelle, decorazioni e dipinti secenteschi del Pomarancio, degli assisani Sermei e Giorgetti, del Salimbeni, dell’Appiani, del Maggeri, dei fratelli Zuccari.

«Il Santo amò questo luogo più di tutti gli
altri luoghi del mondo.
Qui, infatti, conobbe l’umiltà degli inizi;
qui progredì nelle virtù;
qui raggiunse felicemente la mèta.
Questo luogo, al momento della morte,
raccomandò ai frati come il luogo più caro
alla Vergine.
Riguardo a questo luogo, un frate, a Dio devoto,
prima della sua conversione ebbe una visione.
Gli sembrò di vedere innumerevoli
uomini, colpiti da cecità, che stavano
attorno a questa chiesa, in ginocchio e con la
faccia rivolta al cielo.
Tutti protendevano le mani verso l’alto e, piangendo,
invocavanoda Dio misericordia e luce.
Ed ecco, venne dal cielo uno splendore immenso, che,
penetrando in loro tutti, portò a ciascuno
la luce e la salvezza desiderate.»
S. Bonaventura, Vita di S. Francesco, c. II, 8

Cappella della Porziuncola

«Questo è il luogo nel quale S. Francesco,
spinto da ispirazione divina, dette principio
all’ordine dei Frati Minori.»
S. Bonaventura, Vita di S. Francesco, c. II, 8

La Cappella, di antica costruzione e venerata per apparizioni angeliche in essa avvenute, apparteneva ai monaci Benedettini del Subasio. Era situata nella zona denominata “Portiuncula”. In seguito il nome della terra passò a designare la chiesina stessa. Rimasta per lungo tempo in abbandono, fu restaurata da S. Francesco, il quale comprese in questo luogo la sua vocazione e qui fondò l’Ordine dei Frati Minori (1209), “fissando qui la sua dimora –dice S. Bonaventura – per la riverenza che aveva verso gli Angeli e per il grande amore alla Madre di Cristo”, cui la chiesina era dedicata. Dai Benedettini ottenne in dono il luogo e la cappella per farne il centro della sua nuova istituzione.
Il 28 marzo 1211, Chiara di Favarone di Offreducciovi ricevette dal Santo l’abito religioso, iniziando l’Ordine delle Clarisse.
Nel 1216, in una visione, Francesco ottenne da Gesù stesso l’indulgenza del Perdono d’Assisi, che fu approvata dal Papa Onorio III ed è lucrabile da tutti i fedeli quotidianamente per tutto l’anno.
Alla Porziuncola, che fu ed è il centro del francescanesimo, S.Francesco adunava ogni anno i suoi frati nei Capitoli (adunanze generali), per discutere la Regola e perché si accendessero di nuovo fervore.
È celebre il Capitolo delle Stuoie al quale convennero oltre cinquemila frati (1221).

Interno della Porziuncola

L’interno della Porziuncola conserva tutta la freschezza della primitiva austerità francescana.
Le pietre rozzamente squadrate sembrano ricordare la mano inesperta del giovane restauratore Francesco. Ma nei loro riflessi c’è quasi l’eco della preghiera incessante che da secoli si eleva verso il cielo da questa “piccola porzione” della terra.
Milioni e milioni di anime hanno varcato questa “porta di vita eterna” e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande Indulgenza della Porziuncola.
Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie e cioè:
1) Visita al Santuario con la recita di un Pater e Credo;
2) Confessione sacramentale e S. Comunione;
3) Preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice (per esempio Pater, Ave e Gloria).

Tavola di prete Ilario

La pittura sull’altare è di prete Ilario da Viterbo (1393).
Al centro, Annunciazione di Maria; intorno(da destra, in basso) Miracolo delle rose, Concessione, Approvazione e Pubblicazione della celebre Indulgenza. Notevole, in alto, il momento dell’apparizione di Gesù e della Madonna al Santo inginocchiato che implora il grande privilegio.
In Porziuncola, si celebrano con particolare solennità, oltre le feste del “Perdono”, dell’Assunta, di S.Francesco, dell’Immacolata e tante altre giornate che richiamano folle di fedeli, la Giornata di Preghiera per i devoti del Santuario, il 25 marzo (in questa circostanza, da tutto il mondo, giungono Lettere alla Madonna degli Angeli) e la Giornata per commemorare i devoti defunti, la seconda domenica di novembre.

Cappella del Transito

«Quegli che giaceva là, morente…
era una personalità, un poeta,
un faro nella vita come una luce
che non fu mai più in seguito sul
mare o sulla terra.
E noi possiamo dire, con quasi
assoluta certezza, che le stelle,
passando sopra quel corpo consunto
e irrigidito sul duro suolo,
per una volta almeno, nei loro splendidi
giri intorno al mondo della laboriosa
umanità, videro dall’alto un uomo
veramente felice.»
G.K. Chesterton, S. Francesco d’Assisi

Era l’infermeria del primitivo convento, una delle umili capanne sparse nel bosco, costruite dai frati per abitarvi. Sulla parete esterna: Transito e Funerali di S. Francesco di D. Bruschi (1886).
S. Francesco trascorse qui gli ultimi giorni della sua vita e vi morì facendosi deporre sulla nuda terra, la sera del 3 ottobre 1226, dopo aver aggiunto gli ultimi versi al suo Cantico delle creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po skappare: guai acquelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male…” Ogni anno, il 3 ottobre, verso il tramonto, si celebra qui solennemente la Commemorazione Nazionale del Transito del Santo, Patrono d’Italia.

Interno del Transito

Nelle pareti affrescate da Giovanni Spagna (1520 circa), le figure di alcuni più noti Santi francescani e dei primi Compagni del Santo: Bernardo, Ginepro, Silvestro, Masseo, Leone, Egidio… i fedeli amici della prima ora che trascorsero con Francesco gli anni della loro vita, furono permeati dal suo contatto vivificante e illuminati dai suoi insegnamenti e si ritrovarono qui, raccolti intorno a Lui, nel momento del suo transito, per ricevere l’ultima patema benedizione.
Nella parete sinistra, c’è ancora la porta in legno del tempo del Santo e sull’altare, in un reliquiario, il cingolo da lui usato.

Statua di San Francesco

La bianca statua di S. Francesco, in terracotta smaltata, è di Andrea Della Robbia (1490 circa).
Dal volto del Santo traspare una nota di intima e velata tristezza che fa ripensare al suo penoso grido: “l’Amore non è amato”.
Nelle sue mani stringe il Vangelo e la Croce: i due poli di tutta la vita di Francesco che del Vangelo fece la norma fondamentale per sé e per i suoi seguaci e alla Croce guardò sempre fino a desiderare di esservi confitto per raggiungere la perfetta somiglianza con il Cristo, che fu l’anelito di tutta la sua vita.

Coro e Sagrestia

Il Coro della Basilica e il Pulpito (di fronte alla cappella del Transito) sono opera di paziente intaglio eseguito da Francescani nel sec. XVII. Così pure la Sagrestia (1671) nella quale è particolarmente degna di attenzione la finissima cornice intagliata (a destra dell’ingresso), che inquadra una bella pittura del periodo classico della scuola umbra già attribuita allo stesso Perugino, ma forse opera di Giannicola Manni, raffigurante il Redentore.

Cortile delle Rose

Il cortile, costruito nel 1882, attraversa e collega alla Basilica alcuni dei luoghi più sacri alla memoria di S. Francesco, che trascorse qui la maggior parte della sua vita. Qui sempre tornava, come al centro di attrazione del suo spirito, dopo le lunghe peregrinazioni apostoliche.

Il Roseto

È tradizione che, in una notte d’inverno, S. Francesco, mentre stava pregando nella sua cella, fu tentato di abbandonare la vita di penitenza e di preghiera. Per vincere la difficile prova, il Santo, spogliatosi, si gettò in uno roveto che era presso la cella. Al suo contatto le spine scomparvero e fiorì un giardino di rose che è tuttora senza spine.
Il monumento in bronzo, di V. Rosignoli (1916) ricorda l’episodio di una pecorella donata a S.Francesco:
“Una volta, presso S. Maria di Porziuncola, fu offerta al Santo una pecora, che egli accettò contento, per la sua semplicità e innocenza. Egli ammoniva la pecorella che fosse intenta a lodare Iddio e si guardasse dal far male ai frati: e la pecora osservava pienamente il comando dell’uomo di Dio, come se conoscesse la sua pietà. E quando sentiva cantare i frati in coro, accorreva anch’essa in chiesa e senza alcun ammaestramento si inginocchiava e belava innanzi all’altare della Vergine, come se volesse salutarla. E quando si levava il santissimo Sacramento s’inginocchiava quasi volesse, l’umile bestiola, rimproverare gli indevoti e spronare i pii a riverire il Sacramento”
(S. Bonaventura, Vita di S. Francesco, c. VIII, 7).

Cappella delle Rose

Qui era la cella dove il Santo prendeva il suo riposo e dove sostava notti intere in preghiera. Qui egli si incontrò con S. Antonio di Padova venuto nel 1221 al Capitolo delle Stuoie, al quale fu presente anche il Card. Ugolino divenuto poi papa Gregorio IX. S. Bonaventura (che fu ministro generale dei francescani pochi decenni dopo S. Francesco) fece costruire (sec. XIII) la grotta e la Cappella, ampliata più tardi da S. Bernardino da Siena (sec. XV).
Gli affreschi sono di Tiberio di Assisi (scuola umbra): S. Francesco e i primi Compagni, Santi e Sante francescane (1506); Miracolo delle rose e Storia della concessione dell’Indulgenza (1516).
Nella stessa zona è collocata anche la Cappella del Pianto che ricorda il pianto di S. Francesco per la Passione di Cristo. Quantunque adattata a cappella in tempi recenti, fa parte delle più antiche costruzioni sorte presso la Porziuncola ai tempi del Santo.
L’episodio del pianto è espresso in una ceramica derutese ispirata al S. Francesco piangente fatto dipingere a Greccio da Giacomina dei Settesoli. Nel corridoio d’accesso alla cappella, sulla parete sinistra, è inciso su una lapide il sonetto S. Maria degli Angeli di G. Carducci.

L’antico Convento

Poverissime capanne, sparse tra gli alberi del bosco che circondava la Porziuncola, costruite con rami e tronchi d’albero e ricoperte di fango, furono le abitazioni del primo nucleo francescano che sostò in permanenza presso l’antica chiesina. Costruzioni fragili e rudimentali destinate a breve vita e delle quali è rimasto infatti solo il ricordo.
Fin dagli ultimi anni di vita di S. Francesco fu necessario, per l’accrescersi del numero dei frati e per un’organizzazione più conforme alle esigenze della comunità religiosa, aggiungere altre costruzioni alla casa fatta costruire dal Comune di Assisi (cf. Legenda Antiqua, n. 11).
Continuate a varie riprese nei secoli XIV e XV, esse costituirono il cosiddetto Conventino di S. Bernardino da Siena, restaurato in parte, nel suo aspetto primitivo, nel 1923.
Il bel cortile è parte dell’antico chiostro, parzialmente demolito quando fu costruita la basilica nel sec. XVI. Qui presso, luogo suggestivo per la preghiera e la meditazione, è l’antico Oratorio del SS. Crocifisso del sec. XIII, nel cui atrio è il pulpito in legno di S. Bernardino da Siena.
Tutti questi luoghi sono oggi visibili all’interno del Museo.

Il Museo

Alcuni locali del pianterreno del Conventino accolgono il nuovo museo della Porziuncola che raccoglie una ricca esposizione di dipinti pregevoli, tra cui, notevolissimo, un Crocifisso di Giunta Pisano (1236) e un ritratto di S. Francesco (ne è autore il cosiddetto Maestro di San Francesco) del secolo XIII nel quale il Santo è figurato in atteggiamento maestoso con la croce in una mano e nell’altra un libro aperto in cui si legge: “Hic mihi viventi lectus fuit et morienti: qui fu il mio riposo in vita e in morte”.
Preziosa è anche uno splendido trittico in terracotta di Andrea della Robbia (1475).
Una tavola con una celebre immagine di San Francesco è attribuita a Cimabue.
Altre pitture interessanti sono una Madonna di Sano di Pietro, Madonna col Bambino e Angeli del Mezzastris.
Inoltre, nelle tre sale del pianterreno, una notevole collezione di quadri pregevoli di varie epoche, oggetti di oreficeria, argenteria e di antiquariato vario e anche una raccolta di paramenti sacri.

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