Basilica Santa Chiara AssisiLa notte tra il 27 e il 28 Marzo del 1211, Chiara degli Offreducci esce di nascosto dal palazzo paterno e raggiunge Santa Maria degli Angeli, dove Francesco e i compagni l’aspettano. Le vengono rasati i capelli, oggi visibili in un reliquiario nell’oratorio del crocifisso, e dato da indossare un saio nero e grigio. Per sottrarla alla violenta reazione della famiglia è necessario nasconderla: prima nel monastero delle monache benedettine di San Paolo a Bastia, poi in quello di sant’Angelo di Panso sul monte Subasio. Infine Chiara potrà stabilirsi in San Damiano, dove raduna, a seguito di un sogno, la sua comunità di Clarisse, in strettissima clausura e coraggioso isolamento fuori delle mura della città, nemmeno da Papa Gregorio IX accetterà l’offerta di mitigare la totale povertà. Muore a San Damiano nel 1253, cinquantanovenne, 17 anni dopo Francesco, testimone dello stesso spirito.

La Basilica fu iniziata nel 1257 e consacrata otto anni dopo da Papa Clemente IV, sorge sul sito dell’antica chiesetta di San Giorgio, luogo della prima tumulazione sia di Francesco che di Chiara e di cui incorpora parti, per inglobarla furono anche ampliate le mura e intorno al nuovo fulcro religioso andò definendosi un nuovo polo urbano sul lato opposto della città rispetto alla Basilica francescana. La chiesa di pure forme gotiche ha una sobria facciata, in pietra calcarea bianca e rosa del Subasio, ornata da un semplice portale sovrastato da un rosone, mentre sul lato che si affaccia verso la strada poggiano tre grandi archi rampanti. L’interno è a croce latina e a una sola navata, da cui si accede alla cripta sotterranea che conserva il corpo della Santa, intatta entro un’urna preziosa, miracolosamente sfuggita al corrompersi della materia, essa sembra attendere il giorno della Resurrezione e restituisce una gioia mistica a colui che la incontra. Gli affreschi alle pareti sono di scuola giottesca, è quanto rimane del ciclo prezioso che illustrava la vita di Chiara. Nel transetto destro spicca la tavola con “Santa Chiara e otto storie della sua vita” attribuita al Maestro di Santa Chiara.

Dio non si manifestò a Francesco solo indirettamente, ma nella Chiesa di San Damiano gli parlò, gli parlò da un Crocifisso che secondo l’agiografia del Santo pronunciò le parole: “va’ Francesco e ripara la mia casa che come vedi è tutta in rovina”, questo ora si trova nell’Oratorio del Crocifisso della Cappella di San Giorgio (dipinto nel dodicesimo secolo da un pittore umbro, l’opera presenta una forte influenza della pittura siriana, come conseguenza della presenza in Umbria di monaci siriani) portato qui nel 1257 quando le Clarisse lasciarono San Damiano e partirono alla volta della Chiesa di San Giorgio, con loro è rimasto per ben 700 anni, nella Settimana Santa del 1957 venne mostrato al pubblico per la prima volta nella sua nuova collocazione sopra il nuovo altare nella Cappella di San Giorgio della Basilica di Santa Chiara d’Assisi. Per i cristiani dell’Est, l’icona è una rappresentazione del Dio vivente, attraverso il quale si ha l’incontro personale con Dio per mezzo dello Spirito Santo. Il Crocifisso di San Damiano è quindi un incontro personale con il Cristo trasfigurato, Dio fatto uomo. Il Crocifisso contiene la storia della morte, resurrezione e ascensione in gloria. Invita tutti noi ad aprire le porte al Cristo con una fede viva e vissuta, proprio come ha fatto San Francesco. La morte salvifica di Gesù è mostrata nel Vangelo di Giovanni nella sua maestà serena e questo Crocifisso ne è la testimonianza pittorica. Non è quindi sorprendente che San Francesco fosse attirato da quest’icona e che l’ispirazione per la sua vita venisse da questo Cristo che gli parlò.

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